Per decenni cambiare ERP ha significato scegliere un nuovo software, trasferire i dati, rifare le personalizzazioni, formare gli utenti e prepararsi a convivere con quella scelta per molti anni.

Questo modello non sparirà domani. Ma sta iniziando a cambiare.

Cloud, Intelligenza Artificiale, automazione, API, piattaforme low-code e nuovi strumenti specializzati stanno modificando non soltanto come sono costruiti gli ERP, ma soprattutto il ruolo che avranno dentro l’azienda.

Per l’Osservatorio ERPSelection la domanda da porre è quindi molto concreta:

come sarà l’ERP utilizzato dalle aziende italiane tra cinque o dieci anni?

E, ancora prima: avrà ancora senso parlare di ERP come ne parliamo oggi?

Partiamo dall’Italia reale

Prima delle previsioni servono alcuni numeri.

Nel 2025 il 56% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizzava software gestionali, circa sette punti percentuali in più rispetto al 2023. Nello stesso anno il 68,1% acquistava servizi Cloud di livello intermedio o avanzato. (Istat)

Poi c’è l’Intelligenza Artificiale.

Nel 2023 soltanto il 5% delle imprese italiane con almeno 10 addetti dichiarava di utilizzare almeno una tecnologia AI. Nel 2024 erano l’8,2%. Nel 2025 sono diventate il 16,4%.

Tra le grandi imprese siamo già al 53,1%. (Istat)

Il dato interessante, secondo noi, non è soltanto la crescita.

È l’incrocio di queste tre curve: gestionali, Cloud e AI stanno entrando contemporaneamente nei processi delle aziende italiane.

Ed è proprio nel punto in cui queste tre curve si incontrano che si sta decidendo il futuro dell’ERP.

  1. L’ERP rimarrà, ma potrebbe diventare meno visibile

L’ERP continuerà a custodire ordini, clienti, articoli, distinte base, movimenti di magazzino, contabilità, produzione e una parte enorme delle informazioni necessarie a far funzionare un’azienda.

Difficile immaginare che tutto questo scompaia.

Potrebbe però cambiare radicalmente il modo in cui utilizziamo queste informazioni.

Oggi l’utente entra nel gestionale, apre un menu, cerca una funzione, imposta dei filtri, esegue una query e ottiene un risultato.

Domani potrebbe semplicemente chiedere:

“Quali ordini rischiamo di consegnare in ritardo questa settimana?”

Oppure:

“Quali clienti hanno ridotto maggiormente gli acquisti negli ultimi sei mesi?”

O ancora:

“Preparami tre scenari di acquisto delle materie prime tenendo conto degli ordini acquisiti, delle scorte e dei tempi medi dei fornitori.”

L’ERP continuerà a lavorare sotto.

Ma tra l’uomo e l’ERP ci sarà sempre più spesso l’Intelligenza Artificiale.

Questo significa che l’interfaccia più importante dell’ERP potrebbe non essere più la schermata dell’ERP.

  1. Dall’ERP che registra all’ERP che propone

Questa è probabilmente la trasformazione più interessante.

Per molti anni abbiamo chiesto ai gestionali di registrare correttamente ciò che accadeva.

Poi abbiamo chiesto loro di mostrarcelo attraverso report, dashboard e Business Intelligence.

Il passaggio successivo è diverso.

L’ERP inizierà sempre più a proporre cosa fare.

Non soltanto:

Questo cliente ha 120.000 euro di scaduto.

Ma:

Questo cliente sta peggiorando i propri tempi di pagamento. Considerando storico, ordini aperti ed esposizione, suggerisco di ridurre temporaneamente il fido.

Non soltanto:

Questo articolo è sotto scorta.

Ma:

Se non ordiniamo entro venerdì rischiamo una rottura di stock tra 18 giorni.

Qui entriamo nel territorio degli AI Agent.

Le analisi internazionali del 2026 indicano proprio nell’Agentic AI una delle direzioni più importanti dell’evoluzione ERP: sistemi capaci non soltanto di fornire informazioni, ma di coordinare attività e processi attraverso le applicazioni aziendali.

E questo cambia parecchie cose.

  1. Meno transazioni manuali, più eccezioni da gestire

Pensiamo a quante attività vengono ancora svolte manualmente in un’azienda italiana:

Inserimento ordini, registrazione documenti, riconciliazioni, controllo fatture, solleciti, aggiornamento anagrafiche, pianificazione, reportistica.

Una parte crescente di queste operazioni potrà essere automatizzata.

Il lavoro dell’utente cambierà di conseguenza.

Non dovrà necessariamente eseguire tutte le transazioni. Dovrà controllare soprattutto quelle che escono dalle regole.

È un cambiamento enorme.

L’ERP tradizionale è stato progettato intorno alla transazione.

L’ERP del futuro potrebbe essere progettato sempre più intorno all’eccezione.

La macchina gestisce ciò che è normale.

La persona interviene quando serve esperienza, responsabilità o capacità di giudizio.

  1. Il futuro probabilmente non sarà un ERP monolitico

C’è poi un’altra questione che ERPSelection incontra frequentemente nelle Software Selection.

Le aziende chiedono sempre più cose al proprio sistema informativo.

ERP, CRM, MES, WMS, e-commerce, documentale, Business Intelligence, HR, pianificazione, applicazioni mobile, AI.

Pensare che un unico prodotto possa essere sempre il migliore in tutto diventa difficile.

Da qui nasce il concetto di Composable ERP: mantenere un nucleo gestionale solido e collegarlo con applicazioni specializzate attraverso API, servizi e piattaforme di integrazione.

Non significa necessariamente smontare l’ERP in cento prodotti.

Significa evitare che il gestionale diventi una prigione dalla quale sia impossibile aggiungere o sostituire una componente senza rifare tutto.

Per le aziende italiane questo punto sarà particolarmente delicato.

Perché abbiamo moltissime PMI con ERP utilizzati da dieci, quindici o vent’anni, fortemente personalizzati e spesso collegati a decine di applicazioni sviluppate nel tempo.

Il futuro dell’ERP italiano dovrà quindi fare i conti anche con il suo passato.

  1. Cloud sì. Ma la discussione Cloud contro On Premise sta diventando vecchia

Per anni una Software Selection iniziava quasi inevitabilmente con una domanda:

Cloud o On Premise?

Continueremo a farcela, ma probabilmente sarà sempre meno sufficiente.

Nel 2025 quasi sette PMI italiane su dieci avevano accesso a servizi informatici Cloud. (Istat)

Il mercato Cloud italiano ha inoltre continuato a crescere con forza e la componente Public & Hybrid Cloud ha raggiunto nel 2025 una spesa di 5,83 miliardi di euro, con una crescita del 21%. (Osservatori Digitali Polimi)

Ma contemporaneamente stanno aumentando l’attenzione alla sovranità del dato, alla sicurezza, alla localizzazione delle informazioni e alla dipendenza dai grandi provider internazionali. (Osservatori Digitali Polimi)

Il risultato potrebbe essere molto meno ideologico di quanto sembri.

Cloud dove conviene. Private Cloud dove serve. On Premise quando esistono ragioni concrete per mantenerlo.

E soprattutto architetture capaci di far convivere questi mondi.

  1. Il vero patrimonio non sarà l’ERP. Saranno i dati

Qui l’AI ci costringe a rivedere alcune priorità.

Un’azienda può acquistare il miglior algoritmo disponibile sul mercato.

Se però codici clienti, articoli, listini, distinte, condizioni commerciali e anagrafiche sono incoerenti, incompleti o duplicati, quell’AI avrà un problema.

I dati italiani lo confermano indirettamente: tra le imprese che hanno valutato l’AI senza poi adottarla, il 45,2% indica tra gli ostacoli l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari. (Istat)

E dove si trova una parte enorme dei dati strutturati dell’impresa?

Nell’ERP.

Per questo uno dei temi meno spettacolari ma più importanti dei prossimi anni sarà la qualità del dato gestionale.

Prima ancora di chiedersi quale AI comprare, molte aziende dovrebbero chiedersi:

possiamo fidarci dei dati che le daremo?

  1. L’AI allargherà anche la distanza tra le aziende

C’è un dato italiano che merita molta attenzione.

Nel 2025 utilizzava tecnologie AI il 53,1% delle grandi imprese contro il 15,7% delle PMI.

Il divario nell’intensità di utilizzo dell’AI tra grandi aziende e PMI è passato da circa 20 punti percentuali nel 2023 a 37 punti nel 2025. (Istat)

Per un Paese costruito sulle piccole e medie imprese è un problema serio.

L’ERP potrebbe però diventare uno dei modi con cui ridurre questa distanza.

Se le funzionalità AI saranno incorporate direttamente nei gestionali utilizzati quotidianamente, anche una PMI potrà accedere a strumenti di previsione, analisi e automazione senza costruire internamente una propria infrastruttura di Intelligenza Artificiale.

In altre parole, l’ERP potrebbe diventare uno dei principali veicoli attraverso cui l’AI entrerà nelle PMI italiane.

Ma non sarà automatico.

Serviranno competenze. E infatti il 58,6% delle aziende italiane che hanno valutato l’AI senza adottarla indica proprio la mancanza di competenze tra gli ostacoli. (Istat)

  1. Cambierà anche il modo di scegliere un ERP

Questo, per noi di ERPSelection, è forse il punto più interessante.

Una Software Selection tradizionale confronta funzionalità, verticalizzazioni, tecnologia, referenze, costi, tempi di progetto e qualità del partner.

Tutto questo continuerà a servire.

Ma dovremo aggiungere nuove domande.

Quanto è aperta la piattaforma?

Come espone i dati?

Quali API mette a disposizione?

Quali funzioni AI sono già operative e quali sono soltanto annunci?

Posso utilizzare modelli AI differenti?

Come vengono protetti i miei dati?

Posso integrare facilmente applicazioni esterne?

Quanto sarò dipendente dal vendor tra dieci anni?

E soprattutto:

questa architettura mi permette di cambiare ancora?

Perché scegliere un ERP nel 2026 pensando soltanto alle funzionalità disponibili nel 2026 rischia di essere uno degli errori più costosi che un’azienda possa fare.

L’ERP non sta morendo. Sta cambiando mestiere

Ogni tanto qualcuno annuncia la morte dell’ERP.

Noi non la vediamo così.

Anzi.

Più aumentano applicazioni, dati, automazioni e Intelligenza Artificiale, più serve una base affidabile che rappresenti clienti, prodotti, ordini, costi, disponibilità, produzione e risultati economici.

Quello che potrebbe morire è invece l’idea dell’ERP come grande applicazione monolitica nella quale l’utente passa buona parte della propria giornata inserendo e cercando informazioni.

L’ERP del futuro potrebbe essere molto più nascosto e contemporaneamente molto più importante.

Un motore gestionale collegato a decine di servizi.

Una fonte affidabile di dati.

Un orchestratore dei processi.

E sempre più spesso la base sulla quale lavoreranno gli agenti intelligenti dell’impresa.

La domanda dell’Osservatorio ERPSelection

Ed è proprio qui che vogliamo aprire il confronto con aziende, CIO, software house, system integrator e consulenti italiani.

Se doveste scegliere oggi un ERP destinato a rimanere nella vostra azienda fino al 2035, quali caratteristiche considerereste davvero indispensabili?

Forse questa domanda ci dice molto più sul futuro degli ERP di qualsiasi previsione tecnologica.

Perché alla fine saranno proprio le scelte che le aziende stanno facendo oggi a costruire l’ERP di domani.